Lettura Portfolio con Angelo Turetta

Continua la serie di incontri e lettura portfolio a Raccont@mi. L’ospite di oggi e’ Angelo Raffaele Turetta, “inquieto e defilato protagonista della fotografia italiana” (cit. Manuela Fugenzi “Il mito del benessere 1981-1990”).

Narratore poetico, visionario, metafisico e ironico elegge Roma come teatro principale della sua ricerca fotografica in bianco e nero. Rappresentato dall’agenzia Contrasto, Angelo Turetta ha vinto il World Press Photo nel 2001 ed e’ tra i piu’ noti e richiesti fotografi di scena del cinema italiano.

Qui potete trovare il video della nostra chiacchierata con Angelo :

Potremmo ascoltare i racconti di Angelo Turetta per ore senza mai stancarci. E’ un vulcano di aneddoti, citazioni e storie sulla nostra società degli ultimi decenni.

Massimo Russo e Gianfranco Frongia, due giovani autori che hanno lavorato sul tema della fede e del mare hanno avuto la possibilità’ di confrontarsi con Angelo presentando le loro foto. Potete vedere il video relativo alla lettura portfolio qui di seguito.

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Con la luce e con la penna: Dario Coletti

Dario Coletti, fotografo documentarista, dalla fine degli anni ottanta collabora con testate giornalistiche, istituzioni e organizzazioni umanitarie italiane e internazionali.

E’ tra i fondatori della Scuola di Fotogiornalismo dell’Istituto Superiore di Fotografia e Comunicazione Integrata, che coordina con Manuela Fugenzi.

Numerose nel corso degli anni le pubblicazioni e le mostre del suo lavoro. Le sue foto sono conservate in biblioteche e musei nazionali e internazionali come l’Opera House del Cairo, la galleria Mole di Tokyo, il Palazzo delle Esposizioni di Roma e il centro Santa Chiara di Trento.

Da sempre attento alle tematiche sociali, ha sviluppato con il tempo nella sua fotografia un respiro piu’ ampio, sviluppando un rapporto stretto tra fotografia e antropologia visiva e sperimentando altri linguaggi visivi come il film documentario.

Il lavoro di Dario Coletti, visibile principalmente sul suo sito web, ha come tema principale l’uomo, per usare le sue stesse parole, “come un elemento dinamico a cavallo tra grandezza e miseria, tra aspirazioni universali e spirito di sopravvivenza”.

Durante l’incontro con Raccont@mi, Dario ha condiviso con noi il suo progetto fotografico ed editoriale “Okeanos&Hades”.

Mattanza a Porto Paglia, © Dario Coletti

Il libro affronta, attraverso il tema del lavoro, un territorio mitico ed estremo, dove gli elementi primordiali sono il mare e le viscere della terra. È un confronto duro, una sfida perenne rituale e sapiente per vivere delle risorse di una natura esigente, che concede solo al prezzo di rispetto e sacrificio.

Il territorio e’ quello del Sulcis Iglesiente, in Sardegna. Il libro e’ un viaggio tra differenti dimensioni, tra superficie e sottosuolo, universi di cui questo territorio rappresenta un punto di incontro. Un viaggio tra una dimensione piu’ esplicita, visibile a tutti, e una dimensione piu’ nascosta e oscura, sconosciuta ai piu’.

Calo delle ancore della Tonnara di Calavinagra, © Dario Coletti

Dario e’ un narratore. Narra con le immagini, ma racconta anche con la scrittura.

Riprendendo quanto gia’ anticipato con Il Fotografo e lo Sciamano, Dario scrive i testi che accompagnano le proprie immagini. In Okeanos&Hades, con la luce e con la penna ci racconta due mestieri antichi e i suoi personaggi, la miniera e la mattanza del tonno.

Miniera Nuraxi Figus, © Dario Coletti

Nel primo caso, lo fa prevalentemente per immagini, alternando all’ambientazione della miniera, ritratti posati dei minatori impaginati con con la tecnica dei dittici. Nel secondo caso, accanto alle foto di azione sull’arcaica dialettica tra uomo e mare, affida alla penna il compito di raccontare le storie dei tonnarotti.

Miniera di Nuraxi Figus in attesa della gabbia, © Dario Coletti
Giuseppe Strano sorvegliante tracciamenti, © Dario Coletti
Patrizia Saias addetta ai controlli ambientali, © Dario Coletti
Miniera di Nuraxi Figus: inizio turno lavoro Miniera di Nuraxi Figus, © Dario Coletti
Tonnara di Porto Paglia calo della rete, © Dario Coletti
Mattanza a Porto Paglia, © Dario Coletti
Mattanza a Porto Paglia, © Dario Coletti

Il legame di Dario con la Sardegna e’ un legame forte. La scopri’ nel 1993, inviato da La Repubblica per un’inchiesta sul mondo del lavoro che la testata stava realizzando in quel periodo in tutta Italia.

Il reportage fu per Dario Coletti l’occasione non solo di trattare temi come la disoccupazione o le lotte sindacali ma sopratutto per scoprire gli uomini che ne erano protagonisti. Con tanti di loro ne e’ nata un’amicizia profonda che continua ancora oggi. E interessandosi all’Uomo, il fotografo viene trascinato nel rapporto che l’uomo tesse con il proprio territorio, con le proprie tradizioni, con i propri sogni e le proprie ritualità’. Ne nasce un lavoro durato tanti anni non solo sulle miniere e sulle storie dei minatori ma anche sulle tradizioni e sul forte legame di questa terra con la sua dimensione più arcaica. Lavoro che ha dato vita ad altre pubblicazioni come Gente di Miniera, Ispantos e il già’ citato Il Fotografo e lo Sciamano.

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Lettura portfolio con Salvatore Esposito

Questa settimana incontriamo Salvatore Esposito , fotografo documentarista membro di Contrasto che ci parla del suo lavoro La Forza del Silenzio. Qui di seguito il video incontro con Salvatore:

L’appuntamento prosegue con la visione e la lettura portfolio dei progetti fotografici di 2 giovani autori, Antonella Panella e Franco Carino che hanno potuto confrontarsi con Salvatore su come approfondire e migliorare il proprio lavoro.

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Lettura portfolio con Dario Coletti

E’ stato un vero piacere aver avuto il tempo di parlare con Dario Coletti del suo libro Okeanos&Hades. Qui di seguito potete vedere il suo intervento a Raccont@mi:

Dario, come avete potuto vedere e ascoltare, ci ha condotti nel suo personalissimo viaggio dal mare alle viscere della terra, raccontando le storie che ha incontrato, in un momento particolare della sua vita.

L’incontro si e’ poi esteso alla visione e alla lettura dei progetti fotografici proposti da 3 giovani autori, Paola Lai, Marco Brioni e Giovanni Paolone che hanno lavorato sui temi dell’identità’ e della memoria.

Qui potete trovare gli interessanti confronti scaturiti dalla lettura delle loto fotografie:

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Elevator Girl di Robert Frank

Una della fotografie piu’ note di Robert Frank, Elevator Girl, ha suscitato un certo interesse da parte del suo amico scrittore Jack Kerouac.

Nella sua prefazione al libro fotografico The Americans, Kerouac scrive infatti: “Quella piccola ascensorista che alza gli occhi al cielo sospirando in un ascensore pieno di demoni sfocati, come si chiama? dove abita?”

E’ il 1959. Kerouac ha da poco terminato il suo lungo viaggio On the Road per gli Stati Uniti , dando inizio con il suo romanzo alla beat generation. Robert Frank negli stessi anni compie un viaggio analogo ma con la macchina fotografica per raccontare a modo suo l’America e i suoi abitanti.

Nel 1955 Robert Frank attraversa gli Stati Uniti grazie ad una borsa di studio della Fondazione Guggenheim. Insieme alla moglie, al figlio Paulo e alla figlia Andrea, Frank attraversa il paese, fotografando i grandi eventi, il Convegno dei Democratici a Chicago, e i non eventi, il flusso quotidiano del vivere.

Realizza un lungo lavoro pubblicato per la prima volta nel 1958 dall’editore francese Delpire con il titolo Les Américains (questa è l’edizione per collezionisti). Poi, l’anno dopo il lavoro è stato ripubblicato nell’edizione americana (Grove Press) con la prefazione di Jack Kerouac ed oggi è best seller della tedesca Steidl.

Parafrasando le parole usate da Kerouac, Robert Frank sviscera l’America e ne trasferisce su pellicola un “poema triste”, entrando nel novero dei poeti tragici del ‘900.

The Americans mostra un’America molto diversa dall’immagine che in quegli anni ne davano i saggi fotografici pubblicati nelle riviste popolari. I soggetti ritratti da Robert Frank, infatti, non vivono necessariamente nel mito del grande Sogno Americano dell’epoca.

Sono operai di Detroit, travestiti a New York, viaggiatori di colore in un bus a scompartimenti separati a New Orleans, la gente per strada, in macchina, una cameriera in un bar, un funerale, un jukebox, una cucina vuota con l’eterna televisione accesa, la vetrina di un negozio, un benzinaio, una coppia che balla, un’altra in motocicletta, una giovane ascensorista a Miami.

Torniamo appunto alla ragazza dell’ascensore. Le domande di Jack Kerouac hanno ora una risposta. La ragazza di allora si chiama Sharon Collins , aveva 15 anni quando è stata fotografata.

Elevator Girl, Miami Beach 1955 © Robert Frank

Si è rivista in quella fotografia solo una quindicina di anni fa, durante una mostra a San Francisco.

“Mi sono fermata di fronte a questa foto per almeno cinque minuti, senza capire il motivo per cui mi fossi bloccata lì” racconta Sharon “Solo dopo, ho capito che la ragazza nella foto ero io. In quell’ascensore, Robert Frank mi ha scattato circa quattro foto, senza flash. E poi, quando l’ascensore si è svuotato dei suoi ‘demoni”, mi ha chiesto di girarmi e di fargli sorriso.  Lui stesso ha fatto a me un sorriso. 

Ha visto qualcosa in me che la maggior parte delle persone non ha mai visto. Ho il sospetto che Robert Frank e Jack Kerouac abbiano visto in me qualcosa di più profondo, che solo le persone molto vicine a me possono vedere. In questa foto non c’è necessariamente la solitudine, è piuttosto… sognante”.

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